Basilica San Sebastiano

Piazza S. Sebastiano - Melilli
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La Basilica di San Sebastiano

Su un vasto pianoro, tra le pendici dei Monti Iblei, l'imponente Basilica di San Sebastiano volge il suo sguardo al Mar Jonio e al Golfo di Augusta, accogliendo la cittadinanza nella vasta Piazza omonima dal caratteristico loggiato ottocentesco.

Storia

La Basilica di San Sebastiano è il sito in cui si venera la statua del Santo Bimartire Sebastiano, ritrovata, secondo un’antica leggenda, presso la spiaggia di Stentinello, nel territorio di Siracusa. Si narra che la cassa, irremovibile per molti curiosi convenuti, divenne prodigiosamente leggerissima quando accorse il Clero melillese, il quale la traslò a Melilli il 1° maggio 1414 in prossimità dell'allora Grotta Carcarella, oggi a livello dell’attuale fabbrica dei fuochi. L’opera di costruzione della Basilica avvenne verso la fine del 1695 e si prolungò per circa un secolo, fino al 1789. Tra le più importanti maestranze che contribuirono alla fabbricazione vi fu il capo maestro Francesco Rinaldi, affiancato successivamente da Francesco Pattavina e da Geronimo Palazzotto. Caratteristica principale della Basilica è la facciata realizzata con la pietra giuggiulena intagliata, seguendo il progetto dell’architetto siracusano Nicolò Sapia. Ai tre portali inizialmente in legno furono sostituiti quelli in bronzo: particolare rilievo ha il portale centrale nel quale è possibile ammirare un bassorilievo che porta scolpiti i temi del carcere, della tortura, della parola, della morte e della gloria, ovvero gli episodi caratteristici della vita e della devozione del Santo. Gli altri due portoni, invece, hanno come simboli del martirio una corona con all’interno una palma ed una freccia. Il prospetto è arricchito da frontoni spezzati, fregi, dentelli, colonne scanalate e foglie d'acanto nei capitelli, linee curve, spirali e motivi intrecciati culminanti nelle guglie rivolte al cielo, ornamentali del campanile balconato a tre logge. L’interno della Basilica è diviso in tre navate disposte a croce latina. Nella navata centrale si può ammirare la volta formata dai lunghissimi travoni di legno che riportano un maestoso dipinto su tela del 1754 attribuito al pittore catanese Olivio Sozzi, nel quale è raffigurata “La Gloria di San Sebastiano” e due medaglioni raffiguranti “Il Trionfo della Fede” e “La Pace e la Giustizia”. Lungo i margini del soffitto sono raffigurate le virtù cardinali e nel 1761, Francesco Gramignani Arezzi, impreziosì la navata con gli episodi della vita di Mosè. La Chiesa sul lato sinistro ospita la Cappella dedicata alla Madonna del SS. Rosario, mentre quella sul lato destro accoglie la Cappella del SS. Sacramento. In entrambe le navate, lungo i corridoi, sono presenti altari dalle dimensioni più ridotte, sormontati da quadri dalla cornice ad intaglio decorata in oro e da medaglioni a tempera.

Il Cappellone fu costruito dal maestro Gaetano Vega da Sortino nel 1786, mentre il Presbiterio contiene lo splendido Coro in legno e sopra di esso due tele più recenti (1937), le quali raffigurano “San Sebastiano predicante” e “Il processo di San Sebastiano davanti all’imperatore Diocleziano”. L' Altare maggiore è in marmo policromo, caratterizzato da quattro colonne corinzie che sostengono un frontone triangolare abbellito da stucchi e da due statue, la “Fede” e la “Fortezza”. Sempre qui si può ammirare un paliotto in marmo bianco raffigurante “San Sebastiano curato da Sant'Irene”. Infine il Tabernacolo, in pietre preziose, è sovrastato da una tela che raffigura “Il martirio di San Sebastiano”, coperchio della nicchia in cui è contenuta la statua del Santo miracoloso, opera scolpita sul legno: si tratta di un corpo trafitto da frecce argentee legato ad una colonna anch’essa d’argento, statua che i devoti hanno rivestito con un drappo rosso ricoperto di oggetti d'oro/ex voto per grazia ricevuta. Qui vi è anche custodito il Reliquiario argenteo contenente un frammento del Braccio di San Sebastiano.

Altra caratteristica eccezionale della Basilica è il pavimento messo in opera nel 1773 da Tommaso Privitera, la quale ricostruzione post terremoto è avvenuta non sulla base di una progettazione ben definita, ma è andata avanti nel tempo apportando modifiche ed aggiustamenti. In esso risaltano i disegni floreali concentrici e la disposizione in base all’alternanza dei colori – in prevalenza giallo, rosso, verde e bianco. Il piccolo sagrato della Chiesa, posto su una breve scalinata, presenta una composizione simile al mosaico, in cui sono raffigurati motivi geometrici e floreali. La festa in onore al Santo ha sempre richiamato una moltitudine di pellegrini tanto che nel 1801 i Rettori della Basilica diedero inizio al progetto di costruzione del loggiato per favorire una migliore fruizione della fiera di animali e merci varie. Ad esso si aggiunge la costruzione della Fabbrica dell’artificio del fuoco iniziata nel 1820: essa, a causa della somiglianza viene tutt’oggi scambiata per una chiesa, ma in realtà si tratta di una macchina per fuochi pirotecnici. La Croce di Malta, al centro della facciata, rievoca la provenienza della tradizione e della tecnica dei fuochi d’artificio dall’isoletta a Melilli. Il loggiato mantenne la sua struttura architettonica fino alla sera del 18 ottobre 1965, quando, in seguito ad abbondanti precipitazioni meteoriche e alla scarsa manutenzione, la parte centrale del loggiato nord-est crollò per una lunghezza di circa 25 metri. Furono accatastati tutti gli elementi di pietra da taglio in modo da poterli reimpostare, ma purtroppo non se ne fece più nulla. Oggi i loggiati rimanenti sono stati restaurati nel lapideo e nelle parti intonacate, mentre la pavimentazione della Piazza è stata realizzata in blocchi regolari di materiale vulcanico.


Consigli per i visitatori

La taumaturgica Statua del Santo si conserva in cassaforte. Rimane esposta per la venerazione dei fedeli dal 20 al 27 gennaio e dal 4 all’11 maggio.
Per saperne di più su San Sebastiano, sul suo culto a Melilli e sul suo Santuario è possibile richiedere il libro:
“II Bimartìre Sebastiano e il suo Santuario di Melilli”.


Lo sapevi che?

La notte del 4 dicembre 1946 tre pregiudicati, con un atto dinamitardo, tentarono di derubare gli ex voto in oro che adornavano il simulacro del Santo. L’impresa non ebbe successo ma purtroppo la Statua si ridusse in frantumi, per poi essere successivamente ricostruita e riportata al suo antico splendore. Inoltre all'interno della Basilica è possibile vedere ex-voto in cera, disposti in apposite vetrine, riproducenti le varie parti del corpo miracolate dal santo, donati dai fedeli per intercessione ricevuta. Solitamente queste cere sono adornate da nastrini rossi.


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